Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Se potessi avere qualcosa che porta il tuo nome, cosa sarebbe?

Leggo ste domande e resto lì, con la mano sul mouse e la luce dello schermo che mi arriva pure troppo in faccia, e mi viene da dire che leggere così domande di questo tipo mi fa chiedere perché nessuno è ancora andato ad arrestare e rinchiudere con TSO gli inventori dei prompt di scrittura su questo portale. 

E mannaggia pure a Basaglia – sì, non rompete il cazzo e non fate i democratici, pure gli dei della sinistra sbagliano (vedi quelli che hanno eletto la Schlein) che doveva scriverlo meglio, proprio chiaro, che per certe cose i manicomi andavano lasciati assolutamente aperti in entrata e molto chiusi in uscita, pure con gli elettroshock non terapeutici ma punitivi – tanto voglio dire sono stati depenalizzati in Cile, Argentina e Israele per molto meno, tipo per essere banalmente comunista o palestinese. 

E dovevano chiuderci dentro gli inventori di questi prompt. A morte dopo molti, moltissimi elettroshock e senza cena.

E io mentre lo penso guardo il tavolo, le dita, la polvere, e mi sembra tutto insieme troppo e pure un po’ stupido.

E allora penso che solo uno di quelli che io soglio definire “pazzi in culo” si sognerebbe di fare una domanda del genere, e lo ripeto, pazzi in culo, e poi mi viene in mente che nemmeno Leonardo Da Vinci dava il suo nome alle sue invenzioni.

Sono stati molto poi altri che hanno chiamato Leonardo una fabbrica di armi e strumenti di sopraffino sterminio spacciandola per Eccellenza Italiana, che sì eccelle, ma nel fulminare bambini e poveracci su vari teatri di guerra. 

E io li vedo e ne parlo di sti droni, sento sti segnali acustici, pianto di bambini che chiedono aiuto, urla di mamme che chiedono aiuto per figli inesistenti ma sommamente e massimamente massacrati, e i poveracci escono dai nascondigli per aiutare feriti e moribondi inesistenti e vengono falciati, e questa cosa resta lì, non si sistema, non la pulisco, e Leonardo costruisce ste cose col nome di Leonardo Da Vinci che avrà anche progettato armi da assedio ma non porcherie infami di questo tipo.

Prendete Valerio Evangelisti, un indimenticabile e indimenticata maestro della fantascienza sociale italiana: lui queste cose se le inventava, ma nei libri. E comunque lo faceva per creare distopie, cioè ambire a farvi capire che cazzo bisogna evitare di fare con una cosa apparentemente inutile ma sommamente preziosa come il diritto di voto. 

Io non sono un pazzo in culo, e lo dico e lo ridico, quindi queste cose non le faccio, e penso che se fossi l’unico Domenico o un celebre Domenico ok, ci potrebbe anche stare, di dare il mio nome agli oggetti. 

Ma magari lo fai fare a qualcun altro, tipo un prestanome ma all’incontrario come un treno dei desideri. Non lo fai tu, così non si vede che sei un essere sommamente egocentrico, e allora mi immagino pure la scena, ti metti d’accordo, fai le classiche cose italiane da italiano: “dai amico mio prenditi il mio nome e mettilo a una cosa che farà la storia così facciamo pure la storia del nome mio che non voglio comparire io sotto il gesto di intestarmi una cosa”.

Ma poi mi fermo ancora e mi dico che mica sono l’unico Domenico, e ci sta quel da Guzman lì che, pur con tutta la mia arroganza e delirio di onnipotenza, falla una cosa come l’Inquisizione e i roghi planetari e il controllo sociale! 

E già questo mi resta sullo stomaco mentre lo penso.

Anzi, no, mi va proprio in culo!

E poi torno su un’altra cosa, anzi torno indietro, perché io sono pure scaramantico a bestia, e mi vedo mentre ho piantato un alberello il giorno che è nato mio figlio, la terra ancora umida, le mani sporche, e ora sto là a farmi i segni della croce al contrario che l’alberello non muoia, e lo guardo, controllo le foglie, tocco il tronco, e anche se non è bonsaizzabile è l’unico che non ho sacrificato al dio dei Bonsai falliti – gli altri li ho lasciati morire senza cure come bonsai e poi li ho piantati altrove – e questo no, questo no perché l’ho piantato il giorno che è nato mio figlio e temo che ci sia una connessione tra i due, forse solo nella mia testa perché non sono giusto di cervello, sebbene non sia un pazzinculo, e questa cosa resta lì, non la sistemo.

E allora penso che se poi do un nome a un oggetto finisce male, e lo vedo già, comincio a prendermi cura di quell’oggetto maniacalmente quasi quanto mi prendo cura della gente a cui voglio un fracchio di bene, e già questo mi pesa, e questo comporta uno spreco di energie perché cioè oh è un oggetto, mica sei un cazzone animista, e però lo so che ci cascherei, lo so, e allora meglio non iniziare.

E poi mi viene quell’unica deviazione che resta, che forse potrei chiedere a mio figlio, tipo prestanome, di mettere a un suo eventuale figlio maschio il mio nome – che io per primo ho rotto la tradizione perchè a un bambino Isidoro mai, c’è del perverso nel mettere nome di gatto a essere umano, tipo che sei contento che tuo figlio cominci a capire cos’è il bullismo già al nido dalle maestrine – e vedo sto passaggio, e il motivo è uno solo.

Il motivo è accertarmi che il coltello a serramanico che dal nonno di mio nonno è arrivato a me da nonno a nipote vada a lui, e mi vedo sto coltello, il metallo, il rumore secco quando si apre, e penso sì c’abbiamo tradizioni criminali e volgari in famiglia, ma noi per davvero, mica le cazzate che si è inventato Nicolai Lilin truffando tutti, pure Saviano – e mentre lo dico penso pure che ci stanno i criminologi come me che non fanno fortuna e i giornalisti che si fingono criminologi e che pur di stare sui giornali a dire robe sui fenomeni del momento, e vabbè, ci siamo capiti: si fanno inculare intellettualmente da un tatuatore furbo e molto capace in worldbuilding (certi meriti a Lilin vanno dati, uno deve sempre pensare a vendere bene il prodotto).

E quindi torno lì, e con enorme onestà mi dico che mi basterebbe cominciare non a dare il nome ai miei libri ma a vedere libri col mio nome e cognome scritti tutti interamente da me, e noto pure mentre lo penso che evito di parlare di quello pelato con barba – che mi copia pure il look – che scrive di criminalità e malavita e robe che fanno rima con Camorra ma ogni tanto si lascia scappare una citazione non citata di troppo, e lascio stare.

Ma li vedo sti libri, li immagino, li tocco quasi, sotto nomi di case editrici autorevoli e non di condominio, come si dice nell’editoria, e penso sì, sarebbe già bellissimo, una soddisfazione piena per me e per i personaggi che ho creato e a cui sono legato visceralmente, manco fossero davvero amici trucidi e molto pregiudicati che comunque mi porto dentro al cuore come voi stimatissimi sottoposti sapete.

E poi resto su quest’ultima cosa, che gira e non si ferma, che uno come me non può dare nomi agli oggetti, perché ambisce e meriterebbe, Biondoddio se non lo meriterei, di dare nomi a sistemi. 

Non quelli solari, ma quelli che governano i sistemi solari, tipo che cazzo ne so Copernico, e mi fermo un attimo, guardo le mani, e penso andiamo, un minimo bisogna essere credibili, coerenti e un pelino ambiziosi nella vita, no?

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4 risposte

  1. Avatar gianni

    Da “sciocchino” quale sono, ti direi la carta di identità, ma già e così, quindi lì c’è già il mio nome, anche se non ha il mio nome, che forse era quanto domandava la domanda.
    Avvicinandosi al serio, è probabile che non vorrei avere niente col mio nome, nemmeno un sasso nella fascia degli asteroidi scoperto da qualche astronomo burlone (o sistema di analisi delle immagini burlone) anche se presumo non ci sia il rischio. Tuttavia è altamente probabile che il mio nome finirà su 30 x 20cm di marmo, scritte a sbalzo in ottone brunito, sperò tra un bel po’, però anche in quel caso quell’oggetto continueranno a chiamarlo “lapide”… E allora dove \ come e cosa? Forse una bella formula di fisica? Perché no, dopo la trasformata di Laplace, una qualche formula mia… tipo l’equazione di … E che altro mah no, non saprei mi fermo al campo dei quanti… quanti oggetti o scoperte o nomi dati a cose, sono spariti e hanno perso valore? Tanti, un sacco, perfino il 48, che se domandi “fare un 48 che vuol dire?” lo sanno in due.
    Ok, riassumo? Forse davvero una bella formula scientifica che aiuti, o un vaccino (anche se sono un po’ controversi) e null’altro… o forse megli nulla.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Beh alternative migliori alla lapide ne hai su!

  2. Avatar gianni

    Forte, il tuo template wordpress cancella gli apostrofi… ma non le virgolette. Buffo.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Visto?

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