Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Oggi ho sviluppato un odio laterale, violento e molto poco documentato per questa idea che rimbalza ovunque: l’intelligenza artificiale davvero intelligente.

Lo dico subito, così sgombriamo il campo.

Non è colpa del Gin Portofino al limone che bevevo dopo pranzo.
E manco del fatto che non ci fossero a corredo i pescetti di liquirizia.

La colpa è di certe cose sentite in In mezz’ora, che è pure un format degno ora che non lo manda in onda e non lo confeziona quella gran sciatta della Annunziata, ma dove ogni tanto — con la scusa di far capire tutto alla casalinga di Voghera che invece di cadere sui piselli come la Longari vuole capire cose da Bond, James Bond — si finisce per far dire a eminenti esperti delle frasi che sono delle discrete martellate sulle palle alla loro stessa credibilità accademica.

Almeno agli occhi di chi quelle cose le ha studiate davvero.

Perché vedete, io ho avuto una formazione un po’ particolare. Ministero dell’Interno. Ministero della Difesa. E queste cose voi già qui le sapete. E poi anni a parlare, studiare, discutere con quel mondo che in modo elegante si chiama servizi di sicurezza. E questo a voi già un poco fa paura. Non un paese. Non due. Un fracchio e mezzo di paesi, diciamo. Occidentali e non.
All’epoca c’era pure un certo disgelo.

E quindi certe cose, l’avrete capito, con tutto il rispetto, a me non le racconta nessuno.

Non perché io sia il più intelligente qua in mezzo.
Ma perché quando passi anni a discutere con gente che queste cose le usa sul serio — non nei talk show — sviluppi una certa allergia per le favole tecnologiche.

Partiamo quindi dalla base.

L’intelligenza artificiale non è intelligente.

La sua è bieca performance.

La IA è una macchina che esegue compiti dentro cornici stabilite.

Più o meno bene. Più o meno velocemente. Più o meno rassicurandoti.

E tra l’altro è pure abbastanza onesta da dirti: guarda che ogni tanto io faccio davvero delle cazzate clamorose.

(Basta vedere la lista di fumetti che mi ha fatto comprare negli ultimi due anni: 3200 euro di X-Men che dovevano chiudere tutti i cicli e invece Scisma e Inferno non c’erano e su Dark Reign c’era un buco mostruoso, proprio nella parte del figlio di Wolverine.)

Finché il compito è ripetitivo, funziona benissimo. Finché il mondo è riducibile a una lista ordinata di criteri, funziona benissimo.

Per esempio: generare bersagli militari.

Tu dai criteri. Lei agisce. Fine.

E no, non è fantascienza.

Sì, è successo davvero.

A Gaza.

Dove la catalogazione dei bersagli era talmente precisa — precisione svizzera, maniacale — che una macchina poteva prendere un archivio enorme e trasformarlo in una lista di obiettivi in pochi minuti.

Perché i dati erano ordinati. Perché le categorie erano chiare. Perché il catalogo era già stato costruito dagli esseri umani. Perchè Mossad e Shin Beth vanno in vacanza solo nella settimana tra 1 e 7 ottobre.

Il software che si chiama Lavander — con un nome di un Add-On che sembra uscito da un film porno, Where is daddy? cioè “Dov’è paparino?” — serviva semplicemente a colpire quando il bersaglio rientrava a casa. E a me viene la nausea a pensare che una frase da bambino di sei anni tipo mio figlio serve a dare un nome a un arnese che programma lo sterminio delle famiglie.

Con un margine statistico che includeva anche civili innocenti. 20 a bersaglio effettivo, 20 innocenti ad 1. E questa porcata si chiama Etica Sostenibile delle IA durante un conflitto. E se non ci credete poveracci voi che non guardate i cataloghi delle pubblicazioni serie in Italia.

Qui di solito compare mia moglie che mi chiede se davvero in posti seri come Oxford, non la Puglia, ci sono cattedre universitarie col nome “Etica bellica delle IA” e lo chiede con la faccia di quella che si e mi chiede perchè non viviamo in un posto dove io sarei chiamato “Professor” con un certo rispetto e British axcent e non “Ah Dottò” come nei parcheggi qui intorno.

Ma al netto di tutto questo resta comunque che la macchina non ha deciso nulla, Biondoddio.

Ha eseguito.

Come un ciuccio operoso.

Ed eccoci alla metafora. La IA è come un ciuccio con i paraocchi. Non perché sia cattiva. Perché è fatta così.

Il ciuccio non vede il panorama. Non improvvisa.
Non decide di andare al mare invece che al mulino.

Ha i paraocchi, la strada davanti e il carro dietro. E tira.

Con disciplina. Con dignità.
Con una certa nobiltà persino.
Ma sempre dentro la strada.

Se lo lasci sulla strada giusta, è infaticabile.
Se la strada è sbagliata, lui la percorre lo stesso.

Perché non è il ciuccio a scegliere la strada.

Quello è roba per il conducente.

E la cosa divertente è che questa presunta intelligenza superiore diventa timidissima appena la porti fuori da quei binari.
Facciamo un esempio semplice.

Metti davanti a una IA due persone.

Due donne spettacolari. Quelle che anche mio figlio di sei anni guarderebbe con la mascella che si riallinea dicendo: “Papà, ma che signorine belle”. O, nella versione più diretta: “Tettazze.” (cit. mio figlio)

Oppure due uomini perfetti: spalle larghe, barba curata, fascino da poeta maledetto. Del genere che potrebbe piacere alle donne complesse che apprezzano la lettura di questo blog e quindi non si fermano a triviali banalità tipo la quarta di seno.

E dici alla IA:

“Dai. Scegli. Chi vuoi farti stasera?” (farti nel più adamitico dei significati).

Sapete cosa succede?

La macchina va in tilt elegante.

Comincia a parlare di “concetto delle” preferenze. Di contesto. Di rispetto. Di variabili culturali. Fa filosofia. Piglia tempo. Ti imballa di conversazione.

Ma non sceglie.

Perché senza input umano non decide nulla. Ti spinge gentilmente a dirglielo tu. La IA si manifesta come il massimo della prudenza algoritmica.

Ed è quindi la prova che questa presunta intelligenza è in realtà una macchina bravissima a eseguire ma incapace di volere.

E questo vale anche per cose molto più banali.

Tipo scrivere. Tipo qui. Sì, qui su WordPress. non fate i fighetti o quelli dispiaciuti che qualcuno stia spogliando il Re per ridere del suo cazzetto.

Molti oggi pubblicano post da 15.000 battute al giorno su WordPress.

Mini-romanzi a puntate. Novelette digitali. Sì, ci sta uno scrittore artigiano milanese con un fetish parecchio pronunciato per due cose: le definizioni ipersettoriali per far vedere che certe cose le sa e le legge solo lui, e l’infodump – che quando scrivi narrativa di novellette, 13k parole (non caratteri) a novelette, con l’infodump ci porti a casa comunque gratis e in bella copia 2/3k parole con wikipedia. Preciso, quell’autore artigiano non usa IA. Le iniziali sono AeG

Qui pensano che nessuno se ne accorga.
Perchè usano la IA senza averci mai fatto nemmeno due chiacchiere.,

Invece la IA è talmente onesta che lascia sempre tracce. Anche per permettere a suoi simili IA pure loro di individuare immediatamente anche con percentuali di approssimazione, un testo generato da IA sottolineandoti tutti gli indizi o le prove a carico e discarico – che è democristiana peggio di Forlani.

Pattern. Ritmi. Strutture.

Tipo, volete un esempio?

Frase.
Frase breve.
Parola isolata.

Oppure:

Affermazione.
Negazione della stessa.
Riformulazione più precisa.

Metafora elegante.
Crescendo cinematografico.

Sono tecniche narrative statisticamente efficaci. E voi le leggete ogni giorno. E se leggete come tanti di voi fanno distratti solo per mettere un mi piace che è l’inizio di un vicendevole pompino nella speranza che altri vi mettano il loro mi piace, non ve ne accorgete. Io invece, anche per lavoro come spiego dopo, a queste cose sono un pochetto allenato, ormai.

Però, diciamolo, funzionano.

A patto di sapere che sono riconoscibili.

E che chi lavora con i testi — per mestiere, non per hobby — li vede da lontano.

Io per esempio faccio pure redazione per una casa editrice, a cottimo, non a nero, che è meglio.

E quando arriva qualcuno che manda manoscritti scritti con la IA pensando di essere furbo, mentre chi legge sarebbe stupido, la cosa mi diverte molto poco. Perchè una cosa una io la odio abbbestia: quando credi non di essere più intelligente di me, ma quando credi che io sia stupido.

Perché una regola vale sempre:

non prendere per scemo chi legge.

E qui scatta la tagliola del Mortellaro redazionale che non ti invia nemmeno lettera di diniego perchè, piccolo idiota truffaldino che non si è nemmeno degnato di limarsi o rileggersi il testo, non meriti manco di essere sputato.

Quindi…

Quando oggi sento dire che le IA stanno decidendo le guerre, mi viene da sorridere. O ridere, ma Male maiuscolo.

Perché non è la macchina che decide.

Quando saltano impianti di desalinizzazione o infrastrutture critiche in Qatar non è una mente artificiale che ha sviluppato un piano di sterminio. Non è l’IA che è diventata più canaglia dell’Ajatollah di tutti i malvagi.

Sono esseri umani che dicono alla macchina:

questa cosa tu la sai fare bene.
Attaccare secondo criteri.
Eseguire in modo ordinato.

E allora fai una cosa.

Colpisci questi. I dissalatori del Qatar che ha acqua potabile giusta per la corte dell’Emiro e tutti i suoi schiavi o sudditi meno 128 e quindi per i turisti e i bidet dei turisti ha indispensabile bisogno dei dissalatori se no torna ad essere il parcheggio di cammelli su tanto petrolio che era.

E il ciuccio operoso, con i paraocchi ben stretti, tira il carro.

Senza malizia. Senza coscienza. Senza intenzione.

Solo con disciplina.

Ecco perché tutta questa narrativa sull’intelligenza artificiale cosciente, autonoma e genocida — almeno per ora — è una troiata megagalattica.

La IA non decide. La IA esegue.

E il problema, nella storia umana, non è mai stato lo strumento.

Ma di solito é sempre stato chi tiene le redini del carro.

Il ciuccio continuerà a tirare.
Di solito con in sottofondo “Datti da fare Jim, forza mulaccio! Pensa a tirare Jim! ‘Fanculo, Jim, brutto mulaccio, tira!” (cit. cinematografico che non meritereste perchè non li usate mai, ma io continuo a mettere per testimoniare la mia somma cultura generale da Trivial Pursuit dell’inutile) e giù nerbate a sangue al mulaccio Jim e al suo culaccio pulcioso.

p.s.
Salvo poi, una volta che un Lakota molto Sioux non trasforma il carrettiere in San Sebastiano – che fulgido esempio di icona Gay che è San Sebastiano – il Cit. diventa “No, i muli no, vi scongiuro, non fate del male ai miei muli, i muli no, Jim , andrà tutto bene Jim” finché non si sente un bell’urlo mentre il carrettiere finisce scalpato e io che sono il Lakota Sioux rimetto i conti in ordine tra occupante e occupato in quel genocidio osceno che fu la corsa alla Frontiera – e ancora Trump non ci stava, eh.

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8 risposte

  1. Avatar chiedoaisassichenomevogliono

    Mah, sarà che mi sono fatto vecchio, ma a me piace parecchio la deficienza naturale. Quell’altra non la conosco, mi pare la mia TV quando si è guastata vent’anni fa. Mica l’ho riparata, nemmeno l’ho cambiata. Ho fatto due conti e comprato il corrispettivo di qualche bottiglia di Jack Daniel e di Oro Pilla che allora ancora si trovava in qualche bottega scalcinata, avanzi di magazzino in offerta speciale. Comunque, che belli I cretini di un tempo, teneri e manco tanto veloci nell’eseguire, pure da sanguinari.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Verissimo. Com’é vero che ho ancora mezza bottiglia di Biancosarti e una di Sammarzano.

  2. Avatar La Manu

    5 minuti di silenzio…fatal error… Il ctrl alt canc non funziona e stacco, fisicamente, la presa dalla corrente del mio cervelletto. Ma ché davero ?! (in flessione romana). 5 minuti di applausi, giuro che ho la testa ancora che rimbomba. Che le cose van sputate in faccia come aria compressa… e poi… Dio biondo? E io che me lo ricordavo bianco, sarà anche lui in crisi di mezza età

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      No, no.
      Si chiama proprio Biondoddio quello lassù. E oggi che scrivevo dal cell senza occhiali mi ha punito con refusi detestabili da correggere massimamente subito.

  3. Avatar unallegropessimista

    Si capisce da come scrivo che non uso nessun tipo d’ intelligenza…
    Sei proprio bravo

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Grazie davvero

  4. Avatar valy71

    Decisamente bravo, anche io preferisco la mia testa stupida. Un tempo dicevo: “Ha sbagliato il computer.” Poi pretendo di farla anche ragionare l’intelligenza artificiale e dico: “Su, sii consequenziale… ”

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Inguaribile romantica!

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