Se è vero — e le dichiarazioni ufficiali parlano chiaro — che il raid congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran ha colpito al cuore il potere di Teheran, fino alla presunta uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, allora siamo davanti a un passaggio storico. Non a un titolo di coda. Non a una polemica da talk show. A un passaggio storico.
E quindi mettiamolo in chiaro subito:
Sanremo non c’entra un cazzo.
Non bombarda. Non decide strategie militari. Non imposta le alleanze nel Golfo. Non fa partire missili.
Sanremo è un festival musicale. Punto.
Se nel giorno in cui il Medio Oriente esplode noi ci ritroviamo a discutere di scalette, outfit e acuti, il problema non è il palco dell’Ariston.
Il problema è il sistema che decide cosa deve essere prioritario per noi.
E qui viene la parte che brucia.
Finché voteremo male. Finché non voteremo affatto. Finché delegheremo senza pretendere. Tu hai votato. E dico tu perché io lo so come ho votato!
Chi governa — qualunque colore abbia — avrà gioco facile. E sarà pure comprensibile dal loro punto di vista: è il gioco del potere. Vediamo te che faresti, mena me’ villacchone!
Il potere non ama cittadini informati.
Ama cittadini intrattenuti. Calmi. Distratti. Occupati. Da sempre e per sempre!
Se può scegliere tra spiegarti un’escalation militare tra Washington, Tel Aviv e Teheran o offrirti tre minuti di luci, orchestra e televoto… indovina cosa sceglie.
Non è colpa della canzonetta.
È strategia.
Il potere ti dà quello che chiedi. Se chiedi spettacolo, ti darà spettacolo. Se non chiedi conto, non ti darà spiegazioni.
È brutale, ma è così.
Benvenuto in mezzo ai grandi. Se lo capisci bene, se no come i bambini alza il dito prima di parlare!
Sanremo non è il problema. Sanremo è lo specchio. Siamo io, te e tutti gli altri. E puoi fare il fighetto ma finché stai fermo a fare sterile polemica dietro alla tastiera qua restiamo!
Specchio di un Paese che si indigna per una nota fuori tonalità ma non pretende un’informazione fuori propaganda.
Specchio di un Paese che urla sui social ma poi in cabina elettorale fa scelte distratte — o resta a casa.
E allora basta con questa caccia alle streghe contro la musica italiana. La canzonetta non ha dichiarato guerra. La canzonetta non decide le priorità di un notiziario.
La canzonetta non ha firmato nessun raid.
Il potere sì.
E finché non capiremo che l’informazione è una scelta politica tanto quanto il voto, continueremo a ricevere quello che siamo disposti a tollerare.
Poi, certo.
Io Da Vinci lo voto perché amo il neomelodico senza chiedere il permesso a nessuno.
Arisa la amo da anni e non mi vergogno.
Elettra mi diverte, mi accende, mi fa ballare anche quando il mondo è teso come un filo elettrico.
E sì: mia moglie lo sa.
Sposerei Ema Stoccolma anche domani. E non mi caccia di casa. A parti invertite la sposerebbe lei.
E il mio giudizio sui cantanti resta mio. Libero. Leggero.Perché la musica deve restare musica.
La guerra è un’altra cosa. Il potere è un’altra cosa. E io qualcosa ogni giorno la faccio. Quindi cazzo posso incazzarmi e guardarmi Sanremo, la differenza e le aspettative le so.
Confonderle è esattamente il trucco.
E finché continueremo a cascarci, continueranno a servirci canzonette mentre il mondo cambia.
