Chi sono le persone con cui preferisci stare?
«Mi troverò sempre più a mio agio e d’accordo con una stretta minoranza di persone.» (cit.)
[ ] Non è una dichiarazione di superiorità. È una constatazione a bassa voce. Il silenzio che segue quella frase dice: non è contro di voi, è per respirare.
[ ] Quando troppi annuiscono, io mi fermo. [ ] Il mio silenzio non è dissenso. È ricerca. Sta cercando la virgola, quel mezzo millimetro di differenza che impedisce al pensiero di diventare gregge.
[ ] Sono d’accordo. E proprio per questo taccio. [ ] Perché l’accordo totale mi fa paura. Il silenzio traduce: lasciami controllare che non stia rinunciando a me.
[ ] Lockdown. Balconi, slogan, cori. “Ne usciremo migliori.” [ ] Il mio silenzio, allora: usciremo amplificati. Non ho corretto nessuno. Ho solo preso nota.
[ ] Progettavo un oggetto immaginario: un amplificatore di silenzi. Avrebbe reso udibile la distanza tra ciò che diciamo e ciò che siamo.
[ ] Mi chiamano misantropo. [ ] Il silenzio risponde: no, ho solo studiato il peggio abbastanza da non sorprendermi più.
[ ] Con le poche persone che scelgo il silenzio cambia forma. Non è difesa, non è superiorità, non è analisi. È spazio condiviso. Dice: vedo i tuoi spigoli, non ti chiedo di smussarli, accetta anche i miei.
[ ] A volte litigo. A volte mi scindo da me stesso. [ ] Il silenzio dopo la frattura non accusa. Misura. Sta prendendo le misure della distanza tra ciò che penso e ciò che sono riuscito a dire.
E se devo davvero trascriverli, questi silenzi non contengono parole nascoste. Contengono precisione. Sono la virgola tra due frasi troppo sicure, il respiro che impedisce al coro di diventare verità, il luogo in cui posso restare senza fingere di essere migliore. [ ] E dove posso stare con te senza dover essere molti.
Postilla: gli spazi tra parentesi quadre sono la silenziosa chance di poter mettere su carta un silenzio, uno vero.
