Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Io volevo He-Man.

Ma non come si vuole una cosa normale, tipo le patatine al bar dell’oratorio o il pallone nuovo. Lo volevo come si vuole una cosa che non puoi far vedere a nessuno, le sigarette rubate a tuo padre e fumate una dietro all’altra dietro i garage con la testa che gira e la paura che qualcuno ti veda. Lo volevo come si vuole il coltello a molla comprato alla fiera di paese e nascosto nel cassetto delle mutande. Sotto le mutande. Lo volevo con quella vergogna arrapata delle cose vietate.

Invece mi è arrivato Skeletor.

Teschio viola, sorriso da uno che le parole proibite le mastica come Big Babol e poi le sputa sui muri, o le attacca sulla sedia della professoressa. E l’album delle cattive azioni l’ha finito tre volte.

L’ho tirato fuori dalla scatola e ho capito che non era l’eroe che difende il castello, era quello che si mette fuori e ti fa morire di fame se non apri. E mi è piaciuto subito più dell’altro che avevo chiesto.

Se mi avessero regalato He-Man magari oggi crederei che il bene è come il quaderno nuovo a settembre, pulito, con la copertina senza pieghe. Invece mi hanno dato il quaderno scarabocchiato, quello con le parolacce scritte in fondo e i disegni delle ciole che a Bari sono gli uccelli dei maschi fatti durante matematica. E io ho iniziato a preferire gli scarabocchi.

Ho costruito una teogonia tipo la bibbia come si costruisce una collezione di cassette zozze o di Coplpogrosso registrate di notte quando i genitori dormono. Dentro ci ho messo Darth Vader che respira come uno che ha corso troppo nei corridoi della scuola, Hannibal Lecter che sembra il professore elegante ma sotto il banco ha il coltello, il vero Mostro di Firenze che non è una storia da falò ma una cosa che lascia le luci accese la sera.

E sì, anche Pacciani, Vanni, Lotti che la faccia del Mostro di Firenze se la sono rubata. I contadini ubriachi diventati mostri da prima pagina e finiti in galera per cose che non avevano fatto e non per cose che avevano fatto. Hanno fatto schifo, schifo vero, tra loro – tipo poi accompagnarsi a vicenda al pronto soccorso per estrazioni di robe dal sedere dicendo che era sollievo per le emorroidi (sta scritto nelle cose dei carabinieri mica è un fatto inventato eh!) – e contro chi non poteva difendersi – tipo le mogli, le figlie, le zie vecchie e suore. Ma loro non sono il drago delle fiabe. Sono la muffa sul muro della cucina: cresce piano, nessuno la guarda finché non diventa troppo grande. In Italia le porcate controvoglia in casa sono come il telecomando che sparisce sempre: tutti sanno che c’è ma nessuno dice dove. E poi arriva qualcuno in giacca e cravatta tipo una ministra Roccella che spiega che non bisogna fare tragedie, che i numeri sono migliorati, che bisogna vedere il quadro generale. Come quando rompi un vetro e dici che tanto era già incrinato.

Nel mio pantheon maggiore c’è anche il Comandante de L’Ultima Valle, uno che odia i fanatici e che sui campi di battaglia della Guerra dei Trent’anni ammazzava più gente di religione che nemici, come si odia il chierichetto che usa Dio per giustificare ogni nefandezza. E Kurtz, che brucia villaggi come si rovescia la benzina su un formicaio per vedere cosa succede. Diceva “l’orrore” senza arrossire. Bruciava i villaggi dove altri avevano mutilato il braccino di bambini appena vaccinati. Rimetteva a posto le cose e non faceva la faccia da adulto responsabile.

Mica come l’esercito che si definisce il più morale del mondo, con la stella a sei punte cucita addosso come un distintivo da capoclasse. Il sionismo è la felpa “I Survived Heysel” in mezzo agli ultras delle curve. Ma quando arrivano le bombe, quando arrivano le operazioni spiegate come esercizi di ginnastica, la morale diventa una parola elastica. L’esercito israeliano raccontato come esempio unico mentre intorno si alzano muri, checkpoint, rappresaglie. Ogni comunicato è come una giustificazione scritta sul diario: è morto il gatto – sempre lo stesso gatto che non hai mai avuto. Intanto la realtà resta sul pavimento come la signora che le hai fatto ila cesareo senza anestesia per salvare una, o la mamma o la figlia.

Guts di Berserk l’ho capito come si capisce un fumetto troppo violento che leggi di nascosto nel retro del pullman. Un mondo dove il consenso delle femmine in un conflitto non è nemmeno una domanda, dove il corpo delle femmine è un oggetto come il banco inciso col compasso. Nessuna morale finale. Solo pagine nere. E qui tornano quelli dell’esercito più morale del mondo che dicono che il consenso non serve perchè c’è dio che dice che offrire i buchi del corpo altrui in olocausto agli dei con gran fumo è cosa giusta. Anche quando gli altri sono maschi. E i rabbi sono contenti e benedicono, basta che non si dice in giro.

Prima di finire di studiare, tipo in un master che è stato i tre anni più esaltanti della mia vita, mi sono fatto insegnare le robe serie da quelli che non finiscono nei romanzi: Ministero dell’Interno, Difesa. Infiltrazione e come entrare in una festa senza invito e fingere di essere amico di tutti. Indagini on the ground come stare ore sotto la pioggia a guardare una porta chiusa. Ho visto la criminalità organizzata senza glamour, i clan che non hanno Ciro l’Immortale, colonne sonore ma solo scale sporche e citofoni rotti. Soprattutto quelli baresi, sfigati e che non conosceva nessuno. Ma siccome erano forti e interessanti adesso un pacco di gente la Camorra Barese in Italia sa che cos’è e per questo quando esco alla TV mi chiamano “storico della Camorra Barese” oltre che tipo criminologo o sociologo del crimine e della devianza. 

Ho capito che la parola mostri è un paravento. Serve a dire “io sono diverso” mentre usi le stesse mani, solo in un contesto più fortunato.

Gli scrittori li ho messi in un pantheon minore come poster attaccati con lo scotch: de Sade che non chiedeva permesso, Santacroce con la voce zozzissima e le robe atroci su gente senza età del consenso, il primo Aldo Nove che sembrava scrivere con le unghie e che adesso sto citando più o meno, Ammaniti quando ancora non cercava carezze ma ti sparava tipo le fiocine in petto o ti buttava una televisione in testa dall’ultimo piano per dire che la televisione fa male.

E mi sono messo a scrivere pure, per vivere. Articoli sui giornali della mia regione, libri per quelli che vanno all’università e pure qualche altra cosa per continuare a tenermi allenato che scrivere è tipo il crossfit o le seghe quando vuoi andare dalle signorine a soldi e però vuoi pure durare tanto tantissimo.

E da tutto questo è nato pure il mio romanzo che è una roba che parla di malavita vera, da dentro, dagli occhi di un ragazzino di quella malavita. Non è un libro che ti dà la caramella alla fine. Non è un libro che sta scritto in italiano ma in tipo barese ma comprensibile a tutti anche se sei di Foggia o di Viggiù.ÈUn libro che lo leggi e ogni pagina ti mordi per sbaglio la lingua. Difficile, ambizioso, forse presuntuoso, anzi no. 

Due agenti donne lo portano in giro come si porta una scatola che potrebbe contenere qualcosa di prezioso o qualcosa che esplode. Devono farle le donne certe cose; le donne sono sempre più brave.

A volte penso che se mi avessero regalato He-Man sarei uno che crede che il mondo è diviso tra buoni e cattivi come nei cartoni del pomeriggio. E starei a rompermi le palle ogni giorno e per punizione, tipo Tantalo, mi ricrescerebbero le palle ogni sera. 

Invece mi hanno dato Skeletor.

E io ho imparato che sotto la maschera dell’eroe e sotto quella del mostro c’è la stessa faccia sudata, solo illuminata da una luce diversa. E se voi non lo accettate siete parte del problema e meritate di essere mandate nella mia personale Novosibirsk, quindi preparate il cappotto, fa freddo là.

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7 risposte

  1. Avatar gattapazza

    Senti quando ti leggo devo imparare a respirare sono arrivata alla fine che ho dovuto farmi prestare le bombole da mio cugino che è istruttore sub.
    Non te li faccio i complimenti,ma cosa che faccio raramente ho cercato di conoscerti meglio e l’ho fatto con lo strumento che tutti abbiamo a disposizione.
    Utile per conoscerti meglio per avere la possibilità di dare un’occhiata ai tuoi libri 👀
    Ho letto il tuo articolo e di nuovo e’ stato un giro sulle montagne russe, il bello è che non volevo fermarmi.
    Basta va, se no esagero!!!

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      E io poi sono NON costretto ma felicissimo di annegarti di Grazie!

      1. Avatar gattapazza

        So nuotare i grazie non mi travolgeranno e non servono, nuoto volentieri tra le tue parole , penso che tu conosca le tue potenzialità 😉.

  2. Avatar Frida la LoKa

    Sono qui per caso, mi ha portata un commento sul post di Allegro su “Lucio”.
    Ho iniziato a leggere e devo dire che le paure e le ansie che abbiamo come genitori, mutano alla velocità della luce. Amicizie, cerchia, segreti, (che alla fine scopro, quasi)…

    Poi son passata a questo post davvero coinvolgente con una fluidità, leggerezza, ironia e tanta verità velata. Molto interesante.
    PS: Io volevo” Teela…

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Grazie di cuore

      1. Avatar Frida la LoKa

        Buona giornata.

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