Non è roba mia, qua su.
O meglio: non nasce così. Qui dentro finisce quello che trovo in giro mentre guardo, leggo, ascolto, faccio finta di essere altrove. Frasi buttate lì: mozziconi, concetti incustoditi, cose che stanno scritte nero su bianco ma che nessuno legge mai.
Io me le segno. Così restano. Così fanno attrito.
Va a vedere, magari domani servono.
La fonte ha indizi incorporati.
Lo stile non è gentile. Né neutro. Né educato. Qui si passa sempre da un filtro esplicito. Non è prurito; il porno non fa finta di essere altro. Toglie il vestito buono alle cose, mostra dove tengono davvero.
Se ti senti a disagio, stai leggendo davvero.
Se ridi male, va bene.
Troverai analisi che sembrano analisi, cronache che sembrano cronache, spiegazioni che hanno l’aria giusta per essere prese sul serio. Lo sono. Quanto basta. Il punto non è capire se siano vere o no — domanda pigra — ma chiedersi perché funzionano, perché suonano familiari, perché non stonano quasi mai.
Se lo stai facendo, va bene.
Non c’è una tesi, non c’è una linea. Non si conclude niente. Si accumula. Si lascia depositare. Poi si guarda che forma prende. E se qualcosa ti resta addosso, non è un effetto collaterale.
Sta solo lavorando bene.
